L'ex Ferrari: «Seb irritava il team con alcune osservazioni. Vi racconto quegli anni travagliati»

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Continuano a susseguirsi le interviste riguardanti il quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel, che la scorsa settimana, alla vigilia del GP d'Ungheria, ha annunciato il suo ritiro al termine della stagione. Stavolta a parlare è stato Alberto Antonini, ex addetto stampa della Ferrari, il quale si è soffermato anche sulla deludente esperienza del tedesco con il team di Maranello.

Di seguito le sue dichiarazioni rilasciate ai microfoni di GOF1. 

Le parole di Alberto Antonini su Vettel

Antonini innanzitutto ha detto: "Vettel ha fatto tutto ciò che doveva fare quando era in Red Bull. La gente tende a dimenticare che ha vinto quattro mondiali di fila, in Red Bull probabilmente aveva l'ambiente giusto per lui".

Parlando dell'esperienza del tedesco in Ferrari, ha rivelato: "Quando è arrivato alla Ferrari ha iniziato, sarò schietto, a irritare alcune persone dicendo loro 'Non è così che facevamo in Red Bull' e gli veniva risposto 'Non sei alla Red Bull ora, sei in Ferrari'. Si è anche scontrato, in un certo senso, con la realtà di un'azienda così grande in cui tutto deve essere misurato perché sei sempre preoccupato per le conseguenze di ciò che fai. Quello che è successo a Hockenheim in Germania nel 2018 lo ha influenzato psicologicamente. Probabilmente ha perso fiducia. Ma la situazione tecnica all'epoca era peggiore di quella attuale. La macchina era buona, ma bisogna mettere le cose in prospettiva". 

Poi ha aggiunto: "La Ferrari di oggi è probabilmente la migliore Ferrari mai vista negli ultimi decenni, quindi continuo a chiedermi se Sebastian fosse stato su questa macchina, e avesse qualche anno in meno, cosa avrebbe fatto". 

Infine ha chiosato: "Non incolpo Sebastian per tutto quello che è successo, perché ha ricevuto troppe critiche e non penso che se lo meriti. La situazione era molto più complicata di quanto sembrava e non era colpa dei piloti ciò che è successo in quelle due stagioni. È stato davvero difficile. È come se avessi una squadra di calcio in cui devi far resistere i tuoi giocatori per 90 minuti e poi, all'improvviso, dopo 70 minuti, iniziano a cadere a pezzi. Non era solo il pilota, era tutta la squadra".

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