Vettel, ci mancheranno l’uomo e il campione

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Vista la pausa, abbiamo un po’ di tempo, anche se le notizie non mancano. Tempo per divagare, riflettere. In questo caso, per omaggiare. Con ammirazione sincera. Chi conosce il nostro sito, non poteva pensare che non ci saremmo soffermati a commentare il saluto annunciato per fine stagione da Sebastian Vettel. Un personaggio non replicabile, per vari aspetti, in Formula 1, ma potremmo allargare il concetto ai big dello sport in generale. 

Vettel è uno tutta sostanza, se ci passate il termine: meno istrionico e naïf di come poteva essere Kimi Raikkonen, un altro che manca per il suo modo di essere; meno pop e glamour rispetto a Lewis Hamilton, del quale chi scrive è tra l’altro un ammiratore. Le stesse prese di posizione dell’inglese, le stesse battaglie in nome dei diritti civili, ma con contenuti più profondi e un po’ meno sovraesposti, se permettete. 

Non solo con il coraggio di dire: anche con quello di dirlo a modo proprio, in un’epoca di omologazione comunicativa imperante, soprattutto per quanto riguarda i cosiddetti vip di vari ambiti. 

Parliamo, poi, del pilota; fuoriclasse - almeno a nostro giudizio - sottostimato, del quale si tendono a dimenticare i numeri, i record, le vittorie. Monza 2008 con la Toro Rosso fu un capolavoro di guida e di tattica, per esempio. I quattro mondiali con la Red Bull una serie di conferme in un team che girava come un orologio e la prova di una maturità più innata che acquisita. Con tutti i suoi record di precocità, che anch’essi sono scolpiti nella storia del motorsport, sia a livello di gara singola (pole compresa) che di vittoria nel Campionato mondiale. 

In Italia noi lo ricordiamo soprattutto per l’esperienza, interlocutoria, in Ferrari: la sensazione è che l’opinione pubblica in Italia e anche gli addetti ai lavori, con evidente superficialità, abbiano partecipato al coro di chi lo riteneva bollito e ormai non più competitivo. Nell’anno trascorso con Leclerc, poi, quasi come un ingombro rispetto al principino che già occupava il centro della scena. Poteva, in molti di quei frangenti, attizzare una serie di polemiche dall’interno del team ferrarista, Vettel. Non lo ha mai fatto, ha sempre opposto una contenuta signorilità; un profilo che non si deve definire basso, per traduzione, ma elegante. Come è stato anche il suo commiato. Discreto più che minimalista. In una Ferrari in cui funzionava poco, lui figurava come lo scemo del villaggio, a un certo punto. 

La scelta di andare all’Aston Martin e il recupero della voglia, compatibilmente con la competitività del team, hanno ristabilito i criteri di giudizio nei suoi confronti. E, visto che ci siamo e che anche ferraristi ed ex ferraristi continuano a parlare di lui, vedi Antonini, noi ci permettiamo di dire che, volendo riconsiderare ogni particolare del suo passaggio al Cavallino, ha dato più Vettel alla Ferrari che non il contrario

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