MotoGP | Marini: può arrivare il (definitivo) salto di qualità? [TITOLI DI CORSA]

C’è qualcosa di costantemente interessante tra le righe dell’intervista rilasciata nei giorni scorsi, da Luca Marini (clicca qui per leggere l’intervista). C’è, soprattutto, una prospettiva concreta ad arricchire quell’idea, meritata, che non siamo più solamente dinnanzi al “fratello di…”, ma bensì al cospetto di un pilota sempre più centrale, e centrato, in un percorso di crescita non semplice ma ormai prossimo al suo apice di maturità. Venticinque anni, due stagioni alle spalle in MotoGP più altre sette nel Motomondiale, un titolo di vice Campione nel 2020 in Moto2 e una seconda parte di stagione, nell’ultimo campionato, arricchita da un’ascesa di risultati che hanno iniettato una buona dose di convinzioni nella testa, prima ancora che nel polso, del pilota di Tavullia. Delle ultime nove gare del Mondiale appena vissuto, Marini ne ha chiuse sei nelle prime sette posizioni, sfiorando il podio tanto in Austria quanto nella gara di casa di Misano. Dieci, se allarghiamo l’analisi all’intera stagione, le volte in cui è transitato entro i top-ten nelle venti gare complessive, ma soprattutto una sola, in altrettanti Gp disputati, la circostanza in cui la sua moto non è riuscita a vedere la bandiera a scacchi. Un Mondiale chiuso in dodicesima posizione, mettendosi alle spalle due ex campioni iridati come Marquez e Mir, ma anche il suo compagno di Team e “Rookie of the Year” Marco Bezzecchi. Ovvio, la Ducati ricevuta in dote seppur in un team satellite ha fatto la sua parte, e lo stesso Marini oggi riconosce tempi ed affidabilità di una moto senza eguali, e probabilmente avversari, nello scenario attuale. Tuttavia, la crescita di Luca è tangibile nei fatti prima ancora che credibile a parole, ed allora ci e vi chiediamo: è arrivato per lui il momento del (definitivo) salto di qualità? Il diretto interessato, proiettandosi al 2023, non nasconde motivazioni ed anche ottimismo, consapevole che più di un dettaglio va ancora e necessariamente migliorato e che la MotoGP lasciata in eredità dagli ultimi anni è un torneo delle due ruote in cui a regnare sono soprattutto equilibrio ed incertezza. Il livello è alto, ma Marini non si nasconde, nella nuova generazione italiana vuole continuare a crescere anche lui, a caccia delle prime vittorie e circondato, almeno nell’immediato, da una squadra come la Mooney VR46 Racing diventata a tutti gli effetti una famiglia allargata, anche per chi come lui in quello stesso nome il concetto assoluto di famiglia lo vede ben impresso ogni volta tuta e casco. Valentino c’è, c’è sempre stato e sempre ci sarà, ma ora è arrivato il tempo di scommettere su Luca, lui per primo e noi a seguire.

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