Fiorio: «Binotto ha un ruolo non suo. Schumacher? Mai battuto un fuoriclasse. Su Senna-Ferrari...»

img

Cesare Fiorio, torinese, classe 1939, con una passione viscerale per i motori, capace di lavorare e vincere in varie categorie del mondo del motorsport con curriculum di tutto rispetto: dall'inizio come pilota, poi direttore sportivo di Fiat e Lancia nei rally, in seguito direttore sportivo Ferrari a cavallo degli anni '80 e '90, per passare poi a Liger, Forti, Prost e Minardi, scoprendo e lanciando Fernando Alonso e per chiudere poi la sua avventura motoristica come commentatore televisivo. Insomma, una vera leggenda del motorsport, da anni "pensionato" nella sua masseria a Ceglie Messapica tra passione per l'agricoltura e ricordi della sua gloriosa carriera. Un personaggio, come detto, di assoluto livello che, raramente concede interviste ma che, al presentarsi dell'occasione è meritevole della massima attenzione, poiché mai banale e ricco di spunti, come accaduto nella recente intervista concessa al Corriere Della Sera. Interrogato sul suo arrivo in F1, come team principal Ferrari, dopo l'avventura rally, Fiorio non ha usato mezzi termini per descrivere la gioia e le emozioni che caratterizzarono il suo arrivo a Maranello nell'inverno nel 1989, dove resterà fino al 1991, con 9 gare vinte e un mondiale perso con Alain Prost nel 1990. «È stato un punto d’arrivo, di cui sono orgoglioso. Nei 10 anni precedenti la Ferrari aveva vinto solo 3 gare. Io su 36 GP ne ho vinti 9, un successo ogni 4 corse. E un Mondiale sfiorato, nel secondo anno: se Senna non avesse buttato fuori Prost a Suzuka, sarebbe stato nostro». Nella sua avventura in rosso, Fiorio tentò anche di portare a Maranello Ayrton Senna, senza però riuscirci, malgrado un precontratto firmato. Su questo molte teorie si sono sviluppate, ma Cesare ha voluto fare chiarezza. "La trattativa con Senna la conoscevamo solo io, lui e il board Ferrari. Prost, fu sobillato da un membro dell'azienda: “Lo sai che il capo vuole ingaggiare Senna?”. Mi scavalcò e disse: “Finché ci sarò, Ayrton non arriverà”. Prost invitò questa persona a dirlo a Romiti. Capii che il mio tempo a Maranello era finito. Per quanto riguarda la convivenza non mi interessava che i piloti andassero d’accordo, non devono volersi bene. Inoltre sono convinto che Senna avrebbe cambiato il destino Ferrarista, oltre che il mio...". Messo in archivio il periodo in cui fu protagonista della storia della Rossa in F1, il manager ex Lancia, ha parlato dell'attuale situazione della scuderia, e del suo attuale team principal, Mattia Binotto, elogiandone le doti da tecnico, sottolineando però quanto egli abbia dovuto imparare e ricoprire un ruolo non suo (Binotto nasce come ingegnere, non come manager). Non solo, ma secondo Fiorio, il compito che spetta a Mattia in questo momento è quello di far recuperare al team entusiasmo e determinazione, soprattutto nello sfruttare la F1-75, la migliore macchina della griglia. "Binotto è un eccellente tecnico, che però ha dovuto imparare un lavoro non suo In questo momento, il compito di Mattia è di far ritrovare alla Ferrari lo smalto di inizio stagione dopo una serie di errori e di guastiDal mio punto di vista la macchina è la migliore del campionato”. Dopo aver commentato il presente, Cesare ha svolto una riflessione su quella che, da tutti, è ritenuta la golden age della Ferrrai in F1, l'epopea di Michael Schumacher e Jean Todt, elogiando i meriti del manager francese e commentando anche il valore di Michael Schumacher: un ottimo pilota che però mai, nella sua epoca d'oro ha affrontato dei fuoriclasse. "La vera intuizione di Todt è stata quella di ingaggiare lo staff vincente della Benetton.Schumacher non ha dovuto sfidare dei super fenomeni in quegli anni e ha perso dei mondiali contro avversari normali.Quando è arrivato un avversario fortissimo, Fernando Alonso, il dream team Ferrrai si è sciolto. Todt sarebbe andato alla FIA, Schumi pareva aver chiuso con la F1 ma poi tornò e fu uno sbaglio: Rosberg l’ha massacrato”. Prima di congedarsi, a Cesare Fiorio, uno che nella sua vita ha vinto molto e in varie categorie, è stata posta la fatidica domanda da un milione di dollari: come si vince in Formula Uno "Vinci con le intuizioni, senza di queste vai a rimorchio, arrivi sempre dopo: il punto di rottura è la soluzione che altri non hanno pensato".

Foto copertina Wikipedia

×